Intitolare un parco letterario a Leonardo Sciascia, ed eleggerne come simbolo e crocevia la sua mitica Regalpetra, è qualcosa di più che proporre un itinerario turistico-culturale; equivale, cioè, a un Leonardo Sciascia a Randazzo, 1964 impegno morale, ovvero a riproporre, nel cuore assolato della Sicilia che fu del latifondo e della zolfara, in quel centro dell’isola che fu per Sciascia il centro del mondo, un “teatro della memoria”, vale a dire (come nell’opera di Sciascia dallo stesso titolo, come in tutta l’opera di Sciascia) una rete di percorsi conoscitivi e un viaggio nella memoria collettiva in cui ogni tappa e ogni toponimo riassumano un tema, un momento storico o un nodo problematico, e l’intera mappa degli itinerari si offra, alla maniera dell’opera di Sciascia e della Sicilia di Sciascia, come un archivio, come un osservatorio intellettuale sul mondo, come un laboratorio di ricerca storica e letteraria e d’impegno civile.

La città che dà il titolo alle Parrocchie di Regalpetra è, infatti, fin dal suo nome fittizio e composito, il frutto dell’innesto tra la Racalmuto reale in cui il maestro Sciascia operava e pativa, combattendo gli spettri della miseria, dell’ignoranza e della sopraffazione, e la letteraria Petra dello scrittore ennese Nino Savarese, autore dei Fatti di Petra, assunta a simbolo d’una grande tradizione letteraria che ha trasfigurato la Sicilia e le sue città in una geografia dell’anima, in una trincea contro l’omologazione, in un avamposto del pensiero critico.

A quella tradizione, che svetta nei nomi di Verga e De Roberto, di Pirandello e Brancati, di Vittorini e Quasimodo, di Tomasi di Lampedusa e Sciascia, il centro della Sicilia, isola nell’isola, ha contribuito con gli autori dell’area nissena ed ennese; Pier Maria Rosso di San Secondo, il grande drammaturgo che sulle scene europee contaminò  audacemente  le  atmosfere  insulari  con  le  sfide  espressive dell’espressionismo tedesco, e ancora Francesco Lanza e Nino Savarese, i due eleganti prosatori cari a Sciascia e capaci a loro volta di contaminare lo spietato realismo dei loro affreschi rurali con sorprendenti raffinatezze stilistiche.

Al culmine di quella e di tutte le tradizioni e culture delle “cento Sicilie”, l’opera di Sciascia sì presenta come un punto d’arrivo e una summa, dalla quale è agevole e proficuo ricavare indicazioni storiche, topografiche, antropologiche che corrispondono a una segnaletica della memoria, del pensiero, del sentire morale. E ciò vale anzitutto per le opere in cui la metafora-Regalpetra è oggetto privilegiato della rievocazione narrativa o saggistica: La Sicilia, il suo cuore; Le parrocchie di Regalpetra; Morte dell’Inquisitore; Kermesse; Occhio di capra. Ma vale pure per quelle opere, le più celebri, dai “gialli di mafia” come Il giorno della civetta e A ciascuno il suo ai gialli cosmici come Il contesto, Todo modo, Il cavaliere e la morte, dalle raccolte di saggi e divagazioni come La corda pazza o Nero su nero ai romanzi-saggio e ai romanzi-inchiesta, dove la metafora-Sicilia allude a un più universale “contesto” d’intrighi, di connivenze, d’imposture.

 I luoghi, sempre intesi come luoghi-tema e snodi della memoria, in cui dovrebbe articolarsi un itinerario Le Grotte di Fra Diego sciasciano, si diramano naturalmente da Racalmuto-Regalpetra; la casa natale e quella di contrada “Noce”, nella quale per decenni convennero, tutte le estati, scrittori, artisti, cineasti, intellettuali, politici d’Europa e oltre; la chiesa della Madonna del Monte, la scuola, il “Circolo di conversazione”; il sepolcro di Sciascia e la sede della Fondazione, con la sua biblioteca, la pinacoteca, gl’incontri culturali e di studio; e poco più in là la grotta dell’eretico Diego La Matina, poi le miniere del circondario; e ancora più in là, a cerchi concentrici, le masserie, le miniere, i borghi della Sicilia di Leonardo Sciascia, ma anche di Rosso di San Secondo, Navarro della Miraglia, Di Giovanni, Giusti Sinopoli, Lanza, Savarese, ossia degli scrittori della Sicilia del centro, che ebbero il merito di riannodare la tradizione verista ottocentesca al realismo civile di Sciascia.

Se questi scrittori sono poco noti e ancora da rivalutare (grazie, anche, alle pagine critiche di Sciascia), nessuno metterebbe in dubbio la notorietà internazionale di Leonardo Sciascia, che è tra gli autori italiani uno dei più letti e tradotti in quasi tutto il mondo, alla cui opera università, riviste letterarie e convegni in Europa, in America, in Australia si sono dedicati nei dieci anni intercorsi dalla morte dello scrittore, e tanto più si dediche ranno nel decennale del 1999.

A quest’opera di studio, di confronto e di divulgazione ha per parte sua contribuito la Fondazione “Leonardo Sciascia”, istituita a Racalmuto con modalità, sede, patrimonio e amministratori voluti dallo stesso Sciascia Tra le attività della Fondazione, recentemente premiate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, si sono segnalati convegni, mostre, conferenze, seminari, pubblicazioni; tra queste, gli atti del convegno sull’inquisizione in Sicilia e quelli del convegno su Sciascia e il Settecento, il catalogo La Sicilia, il suo cuore e la preziosa ristampa dei racconti e delle incisioni degli Amici della Noce, e nell’immediato futuro un volume di saggi  sciasciani di Claude Ambroise e gli atti del convegno sugli “autori di Sciascia”. Altrettanto importante, anche nell’ambito delle attività del Parco,l’acquisizione dei libri, dei quadri (una raccolta monografica di circa duecento opere, tutte ritratti di scrittori) e dei preziosi carteggi di Sciascia.

Antonio Di Grado
Direttore letterario della
Fondazione Leonardo Sciascia

 


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