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“Intitolare
un parco letterario a Leonardo Sciascia, ed eleggerne come simbolo e
crocevia la sua mitica Regalpetra, è qualcosa di più che proporre un itinerario
turistico-culturale;
equivale, cioè, a un
impegno morale, ovvero a riproporre, nel cuore assolato della Sicilia
che fu del latifondo e della zolfara, in quel centro dell’isola che
fu per Sciascia il
centro del mondo, un “teatro della memoria”, vale
a dire (come nell’opera di Sciascia dallo stesso titolo, come in tutta
l’opera di Sciascia) una rete di percorsi conoscitivi e un viaggio nella
memoria collettiva in cui ogni tappa e ogni toponimo riassumano un tema,
un momento storico o un nodo problematico, e l’intera mappa degli itinerari
si offra, alla maniera dell’opera di Sciascia e della Sicilia di
Sciascia,
come un archivio, come un osservatorio intellettuale sul mondo, come
un laboratorio di ricerca storica e letteraria e d’impegno civile.
La
città che dà il titolo alle Parrocchie di Regalpetra è, infatti, fin
dal suo nome fittizio e composito, il frutto dell’innesto tra la Racalmuto
reale in cui il maestro Sciascia operava e pativa, combattendo gli spettri
della miseria, dell’ignoranza e della sopraffazione, e la letteraria
Petra dello scrittore ennese Nino Savarese, autore dei Fatti di Petra,
assunta a simbolo d’una grande tradizione letteraria che ha trasfigurato
la Sicilia e le sue città in una geografia dell’anima, in una trincea
contro l’omologazione, in un avamposto del pensiero critico.
A
quella tradizione, che svetta nei nomi di Verga e De Roberto, di Pirandello
e Brancati, di Vittorini e Quasimodo, di Tomasi di Lampedusa e Sciascia,
il centro della Sicilia, isola nell’isola, ha contribuito con gli autori
dell’area nissena ed ennese; Pier Maria Rosso di San Secondo, il grande
drammaturgo che sulle scene europee contaminò
audacemente le
atmosfere insulari
con le sfide
espressive dell’espressionismo tedesco, e ancora Francesco Lanza
e Nino Savarese, i due eleganti prosatori cari a Sciascia e capaci a
loro volta di contaminare lo spietato realismo dei loro affreschi rurali
con sorprendenti raffinatezze stilistiche.
Al
culmine di quella e di tutte le tradizioni e culture delle “cento Sicilie”,
l’opera di Sciascia sì presenta come un punto d’arrivo e una summa,
dalla quale è agevole e proficuo ricavare indicazioni storiche, topografiche,
antropologiche che corrispondono a una segnaletica della memoria, del
pensiero, del sentire morale. E ciò vale anzitutto per le opere in cui
la metafora-Regalpetra è oggetto privilegiato della rievocazione narrativa
o saggistica: La Sicilia, il suo cuore; Le parrocchie di Regalpetra;
Morte dell’Inquisitore; Kermesse; Occhio di capra. Ma vale pure per
quelle opere, le più celebri, dai “gialli di mafia” come Il giorno della
civetta e A ciascuno il suo ai gialli cosmici come Il contesto, Todo
modo, Il cavaliere e la morte, dalle raccolte di saggi e divagazioni
come La corda pazza o Nero su nero ai romanzi-saggio e ai romanzi-inchiesta,
dove la metafora-Sicilia allude a un più universale “contesto” d’intrighi,
di connivenze, d’imposture.
I
luoghi, sempre intesi come luoghi-tema e snodi della memoria, in cui
dovrebbe articolarsi un itinerario
sciasciano, si diramano naturalmente da Racalmuto-Regalpetra; la casa
natale e quella di contrada “Noce”, nella quale per
decenni convennero, tutte le estati, scrittori, artisti, cineasti, intellettuali,
politici d’Europa e oltre; la chiesa della Madonna del Monte, la scuola,
il “Circolo di conversazione”; il sepolcro di Sciascia e la sede della
Fondazione, con la sua biblioteca, la pinacoteca, gl’incontri culturali
e di studio; e poco più in là la grotta dell’eretico Diego La Matina,
poi le miniere del circondario; e ancora più in là, a cerchi concentrici,
le masserie, le miniere, i borghi della Sicilia di Leonardo Sciascia,
ma anche di Rosso di San Secondo, Navarro della Miraglia, Di Giovanni,
Giusti Sinopoli, Lanza, Savarese, ossia degli scrittori della Sicilia
del centro, che ebbero il merito di riannodare la tradizione verista
ottocentesca al realismo civile
di Sciascia.
Se
questi scrittori sono poco noti e ancora da rivalutare (grazie, anche,
alle pagine critiche di Sciascia), nessuno metterebbe in dubbio la notorietà
internazionale di Leonardo Sciascia, che è tra gli autori italiani uno
dei più letti e tradotti in quasi tutto il mondo, alla cui opera università,
riviste letterarie e convegni in Europa, in America, in Australia si
sono dedicati nei dieci anni intercorsi dalla morte dello scrittore,
e tanto più si dediche ranno nel decennale del 1999.
A
quest’opera di studio, di confronto e di divulgazione ha per parte sua
contribuito la Fondazione “Leonardo Sciascia”, istituita a Racalmuto
con modalità, sede, patrimonio e amministratori voluti dallo stesso
Sciascia Tra le attività della Fondazione, recentemente premiate dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, si sono segnalati convegni, mostre,
conferenze, seminari, pubblicazioni; tra queste, gli atti del convegno
sull’inquisizione in Sicilia e quelli del convegno su Sciascia e il
Settecento, il catalogo La Sicilia, il suo cuore e la preziosa ristampa
dei racconti e delle incisioni degli Amici della Noce, e nell’immediato
futuro un volume di saggi sciasciani di
Claude Ambroise e gli atti del convegno sugli “autori di Sciascia”.
Altrettanto importante, anche nell’ambito delle attività del Parco,l’acquisizione
dei libri, dei quadri (una raccolta monografica di circa duecento opere,
tutte ritratti di scrittori) e dei preziosi carteggi
di Sciascia.”
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